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Intervista a Emanuele Romano sulla riduzione delle perdite idriche

In Italia la rete idrica perde per strada il 33% dell'acqua. Esiste una soluzione? Ascolta il podcast

In questo periodo siamo spettatori di una crisi da tempo annunciata, tra il caldo eccessivo e la troppa siccità. Allo stesso tempo le perdite della rete idrica raggiungono quota 33%. Quali soluzioni ci sono? Ne abbiamo parlato con Emanuele Romano, ricercatore presso l'istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche.

Estate sempre più calda e con poca pioggia, con una siccità che si prolunga anche nelle altre stagioni fino alle soglie dell’inverno. Sembra questo il mantra del meteo peninsulare. È così che il cambiamento climatico presenta il suo conto. Di fronte alla riduzione delle risorse idriche bisogna usare l’acqua con più logica e non sprecarla, spiega Emanuele Romano, ricercatore presso l'istituto di Ricerca sulle Acque del Consiglio Nazionale delle Ricerche, che mette in luce come le perdite di rete superino il 33% del totale. Ciò vuol dire che per ogni 3 metri cubi immessi uno va perso prima di giungere a destinazione. Con importanti ripercussioni ambientali, sociali ed economiche, soprattutto per gli episodi di scarsità idrica sempre più frequenti.

Lo spreco dell’acqua è sempre stato presente ma diventa una fonte di rischio nel momento in cui il cambiamento climatico ci abitua ad estati più calde e precipitazioni sempre più contenute.

Fortunatamente la più consistente risorsa idrica del territorio italiano è costituita dalle acque sotterranee, che garantiscono l’84% del fabbisogno idropotabile (derivante per il 48% da pozzi e per il 36% da sorgenti), oltre a coprire una parte significativa delle esigenze agricole e industriali.

Ciò che fa ben sperare è che, pur risentendo della diminuzione delle piogge, la risorsa idrica sotterranea nazionale si rinnova annualmente per circa 50 miliardi di metri cubi, valore paragonabile all’acqua invasata in media nel Lago di Garda e a quella che mediamente il fiume Po scarica in Adriatico in un anno.

L’ottimizzazione dei fabbisogni e consumi idrici nazionali deve quindi prioritariamente passare anche da un’attenta valutazione e un consapevole utilizzo delle acque sotterranee, oltre che da una corretta politica di risparmio idrico, in grado, per sua natura, di mitigare i problemi contingenti creati dalla siccità e di far fronte - entro certi limiti - agli effetti dei cambiamenti climatici.

Occorre un intervento strategico concreto per uscire da una situazione di ordinaria e crescente emergenza, per dirigersi verso un modello di gestione più resiliente, efficiente e sostenibile dell’acqua, che preveda di investire in tecnologie per processi produttivi a bassa intensità idrica nel comparto agricolo e nell’industria, migliorando il recupero e il reimpiego dell’acqua, soprattutto nei processi industriali, adottare piani di sicurezza delle acque, con strategie di prevenzione, riduzione delle perdite, connessione tra le reti, manutenzione e potenziamento degli acquedotti e riqualificare gli invasi esistenti per il recupero delle acque piovane.

Per maggiori informazioni:

Istituto di Ricerca sulle Acque del CNR

13 dicembre 2022

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